| Nozioni di base
Le ‘disfunzioni dell’articolazione temporo
mandibolare’ Informazioni ‘di base’ Modificato da ’Corriere della Sera’ del 18 ottobre 1998 (Corriere
salute) - Intervista al Prof. Riccardo Ciancaglini Ordinario di
Gnatologia Clinica - Università degli Studi di Milano
Il problema iniziale e più
frequente. Un ‘clic’ durante la
masticazione, alla fine di uno sbadiglio e subito dopo l’impressione di non
riuscire a chiudere la bocca; o peggio, la spiacevole sensazione di non essere
capaci di aprirla e, magari, essere costretti in questa posizione per giorni.
Può sembrare un’evenienza eccezionale, ma, in realtà, questi disturbi sono più
diffusi di quanto non si creda. Il 70-60 per cento della popolazione,
infatti, ha almeno un segno di sofferenza dei muscoli masticatori o
dell’articolazione temporo-mandibolare, ossia del giunto che connette la
mandibola al cranio e che entra in azione ogni qualvolta si apre la bocca, per
parlare o masticare.
|
SIGNS AND
SIMPTOMS OF CRANIO MANDIBULAR DISORDERS |
|
(N°2158 Milan Area) AGE
15-80
 |
Prevalenza percentuale
dei principali problemi (blocco funzionale, dolore, rumore, deviazione)
nella popolazione generale (2158 studenti in Odontoiatria ) da:
Prevalence and distribution of tmj sounds in 2158 subjects. R. Ciancaglini
et all. J. Of Dental Res. Vol 68 1989. Nota: alcuni sintomi come una
asimmetria nell’apertura della bocca e il rumore articolare sono presenti
rispettivamente in circa il 50 % e il 25% di una popolazione per altro
‘sana’ |
Questo disturbo così diffuso può
dare fastidi più o meno gravi: con alcuni si convive senza fatica, con altri,
invece, con molta difficoltà. “Nella maggior parte dei casi il disturbo è lieve
e non c’è bisogno di cure” dice Riccardo Ciancaglini, Professore Ordinario di
Gnatologia Clinica all’Università di Milano. “Soltanto in dieci casi su cento è
necessario l’intervento del medico per iniziare un trattamento”.
Le possibili cause.
Un tempo si riteneva che i
disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare fossero dovuti ad una
malocclusione(difettoso ingranaggio) dei denti. Oggi è opinione diffusa tra gli
studiosi dell’argomento che sia un’evenienza rara perché, nella maggior parte
dei casi, la malocclusione è congenita e trova un aggiustamento con la crescita.
“La causa più comune” spiega il professor Ciancaglini “è il contatto prolungato
dei denti tra loro. Si tratta di una situazione patologica, visto che in una
persona normale i denti si toccano per non più di cinque-dieci minuti nell’arco
delle ventiquattro ore. Un contatto troppo prolungato provoca un affaticamento
sui denti e sulle articolazioni, che a lungo andare si usurano. E’ da qui che
iniziano i problemi”. Per questo motivo, se ci si accorge di avere una tendenza
a serrare i denti, può essere utile rilassarsi con una postura corretta (bocca
chiusa e denti non in contatto). Ci sono, inoltre, persone che nascono con
una lassità congenita dei legamenti dell’articolazione temporo-mandibolare, che
predispone alle disfunzioni di quest’ultima.
|
 
|
|
Effetti del
bruxismo |
La lista delle cause, però,
non finisce qui. Vanno aggiunti i traumi, le protesi dentarie o altri interventi
dentali (cure ortodontiche, otturazioni etc.) mal condotti: tutte situazioni che
possono provocare sofferenza a livello dell’ articolazione e dei muscoli
masticatori. La disfunzione temporo-mandibolare può essere più o meno
grave e dare luogo ad una varietà di fastidi. La sofferenza è dovuta al cattivo
posizionamento del disco fibroso (simile al menisco del ginocchio) che è
frapposto tra i due capi delle ossa che entrano in contatto nella capsula
articolare.
|

|
(FIG 3). La
mandibola è attaccata al cranio tramite un giunto (condilo /rosa nella
figura/) che si inserisce perfettamente in una cavità dell’osso temporale
(area rossa della figura) interposto tra queste due strutture ossee sta un
disco fibroso (menisco) che fa da ‘cuscinetto ammortizzatore’(vedi figure
a e b)
3 a, b: aspetto normale del complesso articolare
temporomandibolare col disco interposto correttamente a bocca chiusa ed
aperta legenda: C= condilo; T= osso temporale (eminenza articolare); D=
disco (menisco)
3 c,d aspetto patologico del complesso articolare
temporomandibolare con dislocazione anteriore del menisco a bocca chiusa e
aperta |
I diversi tipi di disturbi (segni e
sintomi). Il rumore articolare (il
cosiddetto “clic”), ossia lo scatto che accompagna il movimento della è
l’espressione sintomatologica più lieve. Si tratta di una semplice ‘instabilità’
di una articolazione che è ‘ipermobile’(per lassità legamentosa congenita o
acquisita). Non è sempre di significato patologico. Non richiede, perciò,
salvo in alcuni casi, alcun trattamento, sempre, però, che non sia accompagnata
da una sensazione di dolore. Le difficoltà masticatorie
rappresentate dall’incapacità di triturare cibi duri e l’affaticamento
accompagnato dal dolore durante la masticazione sono di riscontro assai
frequente. Il blocco dell’articolazione, che si verifica quando
il disco si “inceppa” e resta fissato in una posizione sbagliata. (FIG
4).
|

|
| (FIG 4). Deviazione
della bocca (mento) dal lato affetto da dislocazione del disco in caso di
blocco in chiusura della bocca. |
In altri termini, quando si
verifica una lussazione (vedi disegno).Il paziente si ritrova improvvisamente in
condizione di non potere aprire più la bocca e più raramente di non riuscire più
ad chiuderla. “In questi casi, è necessario intervenire tempestivamente per
‘sbloccare l’inceppamento’ “altrimenti si rischia che il movimento scorretto
dell’articolazione a lungo andare strappi i legamenti, innescando quei processi
che possono portare all’artrosi. E a tutti i disturbi che ne conseguono” Il
dolore può essere concentrato nella zona dell’orecchio (ma si differenzia dal
classico mal d’orecchio perché viene acuito dalla masticazione), “oppure può
esprimersi con forti mal di testa” spiega ancora
Ciancaglini. - I ronzii all’orecchio - i disturbi dell’equilibrio
(instabilità) - i tremori mandibolari - la perdita di tono
muscolare generalizzati - i formicolii alle mani alle braccia e la perdita di
capacità di ‘presa’, sono sintomi meno frequenti ma non rari e
rappresentano spesso una cronicizzazione del problema
Il dolore, o anche
solo la difficoltà che si prova a muovere la bocca, sono condizioni che
rischiano di interferire in maniera pesante con la vita di tutti i giorni. Ecco
perché alcune di queste persone si ritrovano a soffrire anche d’ansia e stress,
fino ad arrivare ad una vera e propria depressione.
|
Tecnica
della autofisioterapia |
|

|
|
BOCCA
CHIUSA BOCCA SEMI APERTA BOCCA APERTA A bocca
chiusa si porta la mandibola a lato, fino al limite dell’escursione;
mantenendo questa posizione si apre la bocca… …tentando di aprirla fino al
massimo possibile. |
| tecnica
mediotrusiva per il trattamento della ipomobilità mandibolare bilaterale
(o monolaterale) secondo R.
Ciancaglini |
Le possibili
cure.
Le
manipolazioni Un tempo si interveniva afferrando la
mandibola per riportarla nella posizione corretta. “E’ una manovra che,
richiedendo una certa pressione, comporta qualche rischio sottolinea
Ciancaglini. “Se, infatti, l’articolazione non si lascia ricondurre in sede
agevolmente, si possono danneggiare i legamenti” “Inoltre le resistenze
muscolari alla manovra sono notevoli e manovre inesperte o eccessivamente
aggressive possono generalmente produrre strappi legamentosi non riconosciuti
immediatamente. Questi casi possono evolvere in artrosi dopo alcuni anni.
Personalmente effettuo queste manovre solo inducendo una brevissima anestesia
generale che mi consente il totale rilascio della muscolatura”.
La
ginnastica “Una decina di anni fa ho messo a punto una sorta di
ginnastica mandibolare per ridurre il blocco senza provocare traumi” dice
Ciancaglini. “E’ una tecnica molto semplice che i pazienti possono fare da soli,
a casa propria. E che ha successo (magari anche dopo giorni o mesi) in tutti i
casi dove il blocco è reversibile” (vedi disegno sopra). Ma c’è di più: questo
esercizio potenza i muscoli che stanno intorno all’articolazione. “E’ un aspetto
importante, perché in tutti i casi di instabilità dell’articolazione il difetto
va ricercato nei legamenti, lesi o comunque indeboliti che non riescono a
svolgere bene la loro funzione di contenimento” spiega Ciancaglini. “se i
muscoli si rafforzano con la ginnastica, riescono a supplire alla “pigrizia” dei
legamenti. Così si evitano anche le recive”. Le placche
occlusali (‘bite’) sono apparecchi in plastica che esercitano una vera
azione ortopedica sulla mandibola. Un tempo venivano usate da sole, ora si
preferisce usarle in abbinamento con esercizi di autofisioterapia. Vanno
progettate con estrema precisione perché il danno che possono produrre se sono
inadeguate o vengono portate scorrettamente, è assai superiore ai vantaggi. Ne
sono state progettate di vario tipo e di materiali diversi. La più efficace e
qualitativa è rappresentata dalla CBC (acronimo di Ciancaglini, Brandazzi,
Ceresola). Restano in molti casi un supporto terapeutico di grande utilità e
in alcune fasi della terapia insostituibile. Il lavaggio
intraarticolare. Nei rari casi in cui la fisioterapia attiva non basta.
“Si tratta di una sorta di irrigazione eseguita con una cannula che penetra
all’interno dell’articolazione (artocentesi) . “Interventi di questo tipo
sono necessari in meno di un caso su cento”. La chirurgia. E’
indicata solo quando c’è un anchilosi ossea o fibrotica grave (blocco totale)
dell’articolazione con aderenze e calcificazioni intraarticolari Le attuali
tecniche ci consentono di intervenire anche con metodiche microinvasive
(microchirurgia intracapsulare endoscopica in anestesia locale). Il
counselling. “Sono diversi i casi in cui lo psicologo può fornire un
aiuto” informa ancora Ciancaglini. “Un esempio classico è quando il dolore è
talmente forte da essere debilitante”. Ma non è l’unico. In alcune di queste
situazioni, infatti, la sofferenza è espressione di un disturbo
psicologico. L’esperienza mi induce tuttavia a non considerare mai di
origine psicologica un disturbo senza avere prima escluso la sua origine
organica Il trattamento fisiatrico/fisioterapeutico.E’
stato dimostrato che pazienti con problematiche temporomandibolari hanno in
percentuale doppia rispetto alla media della popolazione, problematiche a
livello del collo e del rachide. E’ percio’ assai utile valersi della
collaborazione di un fisioterapista e in alcuni casi del consulto ortopedico
fisiatrico sia nella fase diagnostica che terapeutica. I
farmaci. Se ne usano diversi, ma solo in via temporanea fino a quando la
fisioterapia non ha prodotto i suoi benefici. Si va dagli antinfiammatori fino
agli antidepressivi, prediligendo, di solito, quelli che hanno un effetto sia
sedativo sia analgesico.
Siete qui: Home-La gnatologia-Nozioni di base
Argomento successivo: Artropia cranioman Approfondimento: Approfondimenti
|