| Terapia
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Prevalence and distrlbutìon of TMJ sounds
In 2158 subjects.
 M. Cerati - L. Strohmenger - R. Ciancaglini - Dept. of
Dentistry - University of Milan, Milan, Italy.
Joint sounds are regarded as a major sign in CIinical
and Epidemiological studies on TMJ disordersders.
We carried out a large survey in
a wide range of age and social class in order to evaluate prevalence and
distribution of sound with and without pain out of Clinical materials.
2183 subjects living in Milan working in the telephone company and their
relatives from 15 to 80 years old were clinically esaminate for detect
joint sounds according to palpatory and auscoltatory methods. Joint pain
was recordered anamnestically both inside and outside mandibular
function. Joint sounds were detected in about 25% of the over all
sample, whereas in 3. 7% J . S. was associated with pain. On
sharing the overall sample in different age groups the prevalence of
joint sounds increase from adolescents aged 15—29 (13.6% without and 1.7%
with pain) to adulthood aged 30—34 (25.4% without and 4.4% with
pain). In older subgroups Joint Sounds decrease in prevalence either
with (over 50 years old) or without (over 34 years old) pain. A
significant difference exists out of clinical epidemiological materials
dealing with prevalence of joint sounds when with vs. without pain
findings are componed.
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Il
trattamento dei rumori articolari dipende dalla loro origine e natura. Vale
generalmente la regola di non considerare un rumore articolare necessariamente
espressione di una patologia.
La dislocazione discale
riducibile quando non presenta carattere evolutivo può infatti essere
assimilata a condizioni articolari generalmente note come 'instabilità (in un
contesto o non di ipermobilità generalizzata) e come tale richiedere solo
controlli periodici.
E' noto che tale condizione può mantenersi
stazionaria per anni e non evolvere in dislocazione non riducibile (biblio
3).
Nonostante tale evidenza molti odontoiatri
ritengono opportuno attuare il trattamento di tali condizioni in assenza di
dimostrazione scientifica della loro utilità (biblio 4).
Esistono tuttavia casi particolari che suggeriscono
l'opportunità di un trattamento anche di questa condizione e in particolare
quando:
- il rumore e l'inceppamento articolare che lo precede
generano una notevole disfunzione meccanica dell'articolazione con importante
impegno muscolare per 'superare' la resistenza opposta a un fluido e regolare
movimento - se il problema 'meccanico' o il rumore generano
per entità o per percettibilità soggettiva o oggettiva un notevole disagio, uno
stato ansioso o un 'complesso' psicologico al soggetto
portatore - se al rumore si associa dolore anche
istantaneo - se si manifesta anche occasionalmente ma
ripetutamente tendenza al blocco articolare in chiusura.
Il trattamento dei rumori
generati dalla dislocazione del disco riducibile si basa su due essenziali
presidi terapeutici e loro combinazione:
a) la fisioterapia
attiva (ginnastica mandibolare)
b) l'uso intermittente e solo in
rari casi continuativo di 'placche occlusali'
c) la combinazione
di fisioterapia e di placche occlusali
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Pratica odontoiatrica
6/1990
Il sintomo "rumore nell'articolazione
temporomandibolare" Indagine d'opinione fra una popolazione non
selezionata di Odontoiatri.
R. Ciancaglini - A. Rapetti - L.
Strohmenger Università degli studi di Milano - Istituto di scienze
biomediche "S. Paolo" - Clinica Odontoiatrica e
Stomatologica
La maggioranza dei dentisti interpellati (57%)
sembra concorde nel ritenere meritevoli di trattamento i rumori articolari
solo se associati al sintomo dolore. Tuttavia una consistente percentuale
(35%) ritiene opportuno il trattamento anche in presenza del solo sintomo
rumore. |
La fisioterapia prevede due tipi differenti di schemi di
'ginnastica mandibolare' in rapporto al riscontro di una
instabilità/dislocazione del disco con eccesso di rotazione o di traslazione
condilare. 1) Nelle instabilità con eccesso di rotazione condilare lo schema
di trattamento (ginnastica articolare) che va attuato è il
seguente:
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2) Nelle instabilità con
eccesso di traslazione condilare lo schema di trattamento (ginnastica
articolare) che va attuato è il seguente:
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Le placche che vengono generalmente utilizzate per ll trattamento delle
instabilità/dislocazioni discali sono apparecchi con funzione ortopedico
fisiatrica. Molte Scuole gnatologiche ritengono necessario applicare tali
apparecchiature continuativamente nell'arco delle 24 ore, ponendosi quale
obiettivo il 'riposizionamento del condilo sul disco nella posizione
originaria.**
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Disco dislocato
anteriormente e condilo dislocato posteriormente. |
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Corretto posizionamento
condilo discale (riduzione/ricattura del disco) mediante applicazione di
placca occlusale (in rosso) tra le arcate
dentarie. |
Altri clinici (Ciancaglini e la sua scuola) hanno sostenuto la
inutilità e il potenziale rischio di indurre lesioni permanenti di tipo
artrosico con l'impiego continuativo di tali placche. L'uso continuativo
induce inoltre modificazioni permanenti di tipo distrofico nei muscoli nei
legamenti e probabilmente nella struttura ossea facciale.
Ciancaglini ha
sostenuto inoltre che il medesimo 'riposizionamento condilare e discale' nella
posizione più favorevole (prossima alla originaria) possono essere ottenuti con
un impiego intermittente delle stesse placche occlusali (entro le 10- 16 ore
giornaliere ). In tal caso non si verifica alcun effetto collaterale
indesiderato sulla struttura artromuscolare e facciale. Il meccanismo
terapeutico alla base di tale effetto ortopedico sarebbe una
'ricompartimentazione fluido connettivale intracapsulare che otterrebbe per
pressione idrostatica e incomprimibilità dei liquidi sinoviali un effetto di
riposizionamento . Tale effetto è stato denominato ‘ricondizionamento
funzionale’ anziché ‘riposizionamento’ condilo disco temporale. In molti casi
risulta vantaggioso abbinare il trattamento fisioterapeutico con l'impiego di
placche occlusali. I tipi di placca idonei al trattamento del rumore
articolare generato da dislocazione discale sono:
- La placca di
'riposizionamento' ( MARES acronimo di Mandibular Repositioning Splint
secondo Ciancaglini)
- La placca di Michigan (FLOS, acronimo di
Flat Occlusal Splint sec Ciancaglini) modificata dall'introduzione di un vallo
occlusale di 'avanzamento'
- La placca di stabilizzazione (STAS, acronimo di
Stabilization Splint sec Ciancaglini)**
La durata nel tempo det trattamento con
una placca occlusale è variabile in rapporto con: - l'epoca di insorgenza la
gravità e la durata del difetto funzionale - le caratteristiche individuali
del soggetto - le abitudini funzionali parafunzionali, - fattori
eredocostituzioinali (struttura articolare e muscolare, tipologia dento
scheletrica facciale etc.)
Generalmente il protocollo di impiego delle
placche occlusali di ricondizionamento funzionale prevede: - una fase di
trattamento intensivo (fase iniziale) della durata di circa 4-8 mesi - una
fase di 'stabilizzazione' del risultato funzionale raggiunto della durata di
circa 2-4 mesi - una fase di riabituazione (progressiva dismissione
dell'impiego quotidiano della placca) della durata di 2-3 mesi; in tale fase
viene ridotta progressivamente la frequenza settimanale con cui la placca viene
portata fino alla identificazione di una frequenza/dose minima efficace
(sufficiente a non esporre il paziente a 'ricadute' con ricomparsa della
sintomatologia ) - una fase di mantenimento della durata di uno o più anni in
cui la placca viene portata in accordo con la frequenza/dose minima
efficace.
Dal punto di vista clinico le aspettative di remissione del
disturbo vanno dalla totale scomparsa del rumore alla sua consistente
attenuazione. Le aspettative di successo oscillano tra il 60 e il 90 % dei
casi nella casistica personale di Ciancaglini. A tale riguardosi si segnala a
titolo di indicazione personale la convenienza di ricercare una remissione anche
solo parziale del disturbo in tempi brevi (3-6 mesi) e frequenze/dosi limitate,
piuttosto che ricercare con ostinazione terapeutica la soppressione totale del
rumore con espoisizione al rischio di effetti collaterali indesiderati (Twin
joint sindrome di Ciancaglini ovvero lesione anche se di lieve entità dela
articolazione controlaterale indenne o clinicamente asintomatica).
Il
trattamento dei rumori articolari dovuti ad alterazioni strutturali delle
articolazioni temporo mandibolari (rimodellamenti e artrosi) senza deficit
funzionali apprezzabili prevede l'impiego di: -placche occlusali tipo FLOS o
STAS in accordo con i protocolli precedentemente indicati ma senza la necessità
di una fase di stabilizzazione.
Le aspettative di successo inteso come
attenuazione del rumore (non è possibile a causa della irreversibilità delle
lesioni artrosiche aspettarsi remissioni totali del disturbo) sono notevoli,
superano l’ 80% dei casi nella casistica di Ciancaglini. Va tuttavia
ricordato anche per questa condizione che la indicazione al trattamento, salvo
casi particolari dovrebbe essere posta in rapporto alla coesistenza di altri
sintomi rappresentando il rumore articolare un segno o sintomo espressivo di
artrosi certa ("patognomonico") ma non per questo sufficiente a porre
inequivocabilmente l'indicazione per un trattamento. Sono piuttosto altri
segni e sintomi come - il dolore associato al rumore. -
la cefalea (man di testa) o - l'asimmetria della faccia o
dell'occlusione (ingranaggio) dentale - la comparsa di difetti
funzionali (blocchi articolari a bocca chiusa o aperta) che devono orientare
verso la opportunità di attuare le cure del caso.
Una variante delle
placche occlusali in resina trasparente è rappresentata dalle placche tipo CBC
(acronimo di Ciancaglini, Brandazzi e Ceresola):
Questo tipo di placca
costituisce una via di mezzo tra una riabilitazione protesica vera e propria e
un bite convenzionale. Le sue caratteristiche estetiche (colore forma dei
denti naturali) e costruttive (resina o porcellana applicate su una
sottostruttura metallica realizzata come’overlay’, sono tali da incontrare un
notevole gradimento da parte del paziente e di realizzare in molti casi un vero
'lifting facciale' con notevole guadagno estetico soprattutto nei casi di
eccessiva 'chiusura del morso' (deep
bite')*
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