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Autore: Riccardo Ciancaglini

Professore Ordinario di Malattie Odontostomatologiche - Cattedra di Gnatologia Clinica, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biomediche
Sezione L.I.T.A. - Laboratorio Interdisciplinare di Tecnologie Avanzate - Universita' degli Studi di Milano
 C.so Buenos Aires 18 - 20124 - Milano   Tel  +39 - 02 29409453   Fax +39 - 02 2043465    E-mail
studio@ciancaglini.it


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Trattamento

 

 La riduzione manuale della lussazione anteriore del condilo può essere tentata, previa somministrazione di farmaci (miorilassanti e antidolorifici), secondo le medesime modalità suggerite per il blocco in chiusura; è evidente, tuttavia, che in questo caso la manipolazione della mandibola deve avvenire con direzione inversa rispetto al caso della lussazione posteriore (dislocazione/blocco in chiusura).
 
 E’ evidente che un intervento specialistico potrà consentire di precisare e documentare la diagnosi nonché di attuare protocolli terapeutici più mirati alle condizioni fisiopatologiche specifiche del caso e perciò più efficaci
 
 Il trattamento specialistico del blocco in chiusura articolare prevede, a nostro avviso, l'attuazione sequenziale di 6 presidi terapeutici e ci è parso utile ai fini mnemonici definirlo MARAM in base alle iniziali di ciascuna procedura:

  

 - Miorilassanti
 - Anestesia
 - Riduzione manuale
 - Antidolorifici
 - Miorilassanti
 

 Manovra di riduzione della lussazione bilaterale con capo del paziente alloggiato su un valido poggiatesta. Si procede alla distrazione della mandibola (verso il basso) e successiva retrusione (verso l'indietro).


Miorilassanti  Al momento stesso in cui la diagnosi viene posta è necessario somministrare farmaci miorilassanti secondo il seguente schema:
 - Valium: 10 ing intramuscolo, oppure, nei casi meno gravi:
 - Valium: 5 ing per os.

Anestesia  Dopo circa mezz'ora dalla somministrazione dei miorilassanti per os o dopo circa 10 minuti dalla loro somministrazione per intramuscolo va praticata un'anestesia per l'articolazione temporo mandibolare.
 Facoltativa è l'esecuzione di una infiltrazione anestetica diretta nei muscoli pterigoideo esterno e massetere (fascio profondo) per via endorale.
 Per l'anestesia dell'ATM si consiglia l'esecuzione di un blocco anestetico tronculare del nervo mandibolare, secondo la tecnica di Gow Gates (Ciancaglini, 1983).
 In questo modo si coinvolge il nervo auricolo-temporale che fornisce la maggior parte dell'innervazione sensitiva alle strutture capsulari e intra-articolari (
biblio 9).

Riduzione manuale Il trattamento manipolativo è retrusivo del condilo (mandibola in toto) contro una resistenza (es. poggiatesta).
 Si può operare una distrazione e retrusione mandibolare con una manovra molto energica bilaterale o monolaterale afferrando saldamente la branca orizzontale della mandibola col pollice per via endorale (sull’arcata dentaria inferiore a livello premolare/molare) e l’indice/medio al disotto del mento/branca orizzontale (margine inferiore della mandibola).

 
Antidolorifici  Il recupero della sensibilità articolare successivo alla risoluzione dell'effetto anestetico può provocare un dolore importante che, alimentando il circolo vizioso dolore - contrattura - dolore, potrebbe riprodurre la situazione di blocco tanto su base meccanica che neuro-muscolare.
 Inoltre la lussazione articolare che causa il blocco si accompagna a fenomeni infiammatori su base traumatica e l'impiego di antidolorifici - antinfiammatori può rappresentare un importante trattamento “di supporto” alla definitiva risoluzione del problema.
 Lo schema che si consiglia è il seguente:
  - aspirina: ing 150 per os, in tre somministrazioni giornaliere.


Miorilassanti  Nelle ore successive alla manovra di riduzione è opportuno mantenere sotto controllo farmacologico il tono della muscolatura masticatoria, per evitare il rischio di una recidiva a breve termine e consentire la totale risoluzione della contrattura muscolare che consegue alla lussazione.
 Lo schema consigliato è il seguente:
- Valium: 2 mg per os, in due somministrazioni giornaliere (
biblio 2, 3).


 
 
Placche occlusali (Hawley modificata)
 

 In molti casi però il paziente si presenta all'osservazione troppo tardi o soltanto dopo che reiterati tentativi di chiusura forzata della bocca sono stati attuati e il riposizionamento manuale diventa perciò impossibile. In questi casi, che tendono a cronicizzare e che rappresentano la maggioranza di quelli che giungono all'osservazione dell'odontoiatra, il trattamento si basa sull'applicazione di placche.
 
 Le placche impiegate a questo scopo sono placche occlusali di svincolo tipo Hawley modificato, che consentono una rapida verifica ed un facile aggiustamento occlusale.
 La placca deve essere costruita secondo la relazione cranio-mandibolare che è possibile registrare in un paziente al momento della prima visita, inoltre deve essere sottoposta giornalmente al bilanciamento, in modo da mantenere un contatto stabile esteso a tutti i denti compresi fra canino e canino fino a quando viene ottenuta la corretta rilocazione condilare e si ripristina un'occlusione in massima intercuspidazione.


 

 Placca di Hawley modificata per il ricondizionamento progressivo (decompressione della zona retrocondilare) mediante contatti approntati solo sul gruppo incisivo canino (gruppo frontale).

 Tipologia dellla placca di Hawley modificata: il contatto occlusale viene ricercato sul solo gruppo frontale per ottenere facilmente e con il minimo di interferenze una progressiva retrusione condilare mantenendo costante l'appoggio occlusale minimo sufficiente .

 Particolari del contatto occlusale ideale su una placca di Hawley modificata.

 

 Il rialzo della dimensione verticale deve essere il minore, compatibilmente con la interposizione di uno strato di resina sufficientemente compatto.
La normalizzazione dei rapporti condilo-discali può richiedere alcuni giorni (biblio 3).
 
 


 


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