The smiline

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The joyofliving

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Autore: Riccardo Ciancaglini

Professore Ordinario di Malattie Odontostomatologiche - Cattedra di Gnatologia Clinica, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biomediche
Sezione L.I.T.A. - Laboratorio Interdisciplinare di Tecnologie Avanzate - Universita' degli Studi di Milano
 C.so Buenos Aires 18 - 20124 - Milano   Tel  +39 - 02 29409453   Fax +39 - 02 2043465    E-mail
studio@ciancaglini.it


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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APPROFONDIMENTI
 

 

Dolore da miofibrosite (sindrome miofasciale - MFS - correlata al bruxismo)

ARGOMENTO

 

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Premesse anatomo funzionali Si possono distinguere tre tipi di contrazione muscolare:
· isotonica
· isometrica
· eccentrica

 - Contrazione isotonica: il muscolo si accorcia progressivamente
 - Contrazione isometrica: il muscolo mantiene la stessa lunghezza
 - Contrazione eccentrica: il muscolo è allungato da forze aventi direzione opposta a quella di contrazione.

Contrazioni eccentriche ripetute provocano:
· dolore muscolare 
· attivazione di un numero di unità motorie minori rispetto ad una contrazione concentrica a ciò consegue aumenti di tensione di carico per ciascuna unità motoria e danno alle fibre muscolari (Friden 1981).
Innervazione reciproca e co-contrazione
Innervazione reciproca: si realizza con contrazione del muscolo agonista ( e suo relativo accorciamento) e del muscolo antagonista (con suo allungamento) e conseguente contrazione eccentrica di quest’ultimo: in questo caso i muscoli antagonisti vanno incontro a contrazione eccentrica con le conseguenze prima citate.
I muscoli elevatori della mandibola sono ricchi in fusi neuromuscolari, strutture capsulate disposte parallelamente alle fibre muscolari e dotate di fibre muscolari intrinseche (fibre intrafusali). Uno stiramento delle fibre intrafusali, conseguente alla caduta in basso della mandibola, determina l’eccitazione delle fibre afferenti al nucleo mesencefalico del trigemino, ciò provoca l’eccitazione degli alfa moteoneuroni del nucleo motore trigemino e la contrazione muscolare riflessa.
Tale “riflesso di chiusura mandibolare” è considerato uno dei principali fattori responsabili della posizione posturale della mandibola (Dubner 1978).
Un aumento dell’attività dei moteoneuroni gamma per imput della sostanza reticolare o dei centri superiori, accentua il riflesso di chiusura. L’aumento dell’attività si può verificare in una situazione di stress, ciò determina un cambiamento della posizione posturale della mandibola dovuto ad un incremento dell’attività dei muscoli elevatori.

Irrorazione sanguigna
I muscoli costituiti da fibre bianche a rapida contrazione hanno un’irrorazione minore di quelli ricchi in fibre rosse a contrazione lenta.
Un serramento dentario pari al 25% dello sforzo massimo può condurre ad una riduzione significativa dell’irrorazione sanguigna del temporale e dei masseteri (Moller 1981). Monteiro e Kopp (1988) hanno, però, trovato che durante una contrazione prolungata il grado di irrarazione, rispetto ai valori basali, aumenta, ma tale aumento non soddisfa il fabbisogno dovuto ad un aumento di attività muscolare.
www.aaop.org
Patogenesi del dolore miofibrositico (miofasciale) Schwartz (1955, 1956, 1958) per primo introdusse l’ipotesi neuromuscolare per l’insorgenza del dolore nei casi con sindrome miofacciale. Numerosi muscoli sarebbero coinvolti in questo meccanismo (massetere, temporale, pterigoidei, sternocleidomastoideo, trapezio, ecc.) sia direttamente (dolore riferito).
Secondo alcuni Autori il dolore originerebbe da una condizione di ipersensibilità dei muscoli e in particolare degli pterigoidei esterni Lo stato di iperattività che si svilupperebbe in queste strutture in rappporto ad influenze centrali (bruxismo) o in via riflessa, provocherebbe una riduzione del flusso ematico locale con modificazione degli scambi ionici intracellulari .
Questi meccanismi determinerebbero un accumulo di cataboliti del metabolismoi cellulare fra cui l’acido lattico e gli ioni K+, i quali sono in grado di stimolare i nocicettori. Anche l’edema interstiziale, legato all’aumento della pressione osmotica nel tessuto muscolare può eccittare le terminazioni nervose inducendo dolore a livello temporale, parietale e occipale.
Altri Autori sostengono l’ipotesi che l’eccessiva contrazione muscolare determinerebbe lesioni cellulari di tipo ischematico con conseguente rilascio nel liquido interstiziale di enzimi proteotici che agirebbero sulle globuline determinando la liberazione di alcuni polipeptidi a forte azione vasodilatatrice e stimolante gli afferenti nocicettivi.

Fatica muscolare.
La riduzione dell’irrorazione sanguigna che si verifica durante una contrazione prolungata provoca fatica muscolare. La glicosi, infatti, determina un accumulo di acido lattico con conseguente debito di ossigeno ed acidosi intracellulare.
La fatica muscolare è accompagnata da dolore muscolare causato da diversi fattori tra cui l’acidosi locale che pare responsabile della stimolazione dei nocicettori muscolari .
Il prolungato esercizio inusuale ed intenso dei muscoli può provocare fatica muscolare a comparsa ritardata e di lunga durata (Delayed Onset of Muscle Soreness-DOMS).
Ciò potrebbe essere dovuto ad un danno tissutale causato da alterazioni della microstruttura delle fibre muscolari con formazione di “ragged fibres” per eccessivo accumulo di mitocondri .
Alcuni Studi elettromiografici sull’attività dei muscoli craniomandibolari in situazione di riposo in pazienti con dolore muscolare hanno messo in luce una iperattività posturale o per lo meno che l’iperattività può essere facilmente indotta in soggetti normali da situazioni stressanti
. Tuttavia altri studi hanno rifiutato tali ipotesi.

‘Trigger points’ o TrPs (punti ‘grilletto’)
Punti grilletto = siti muscolari a localizzazione relativamente costante, palpabili come noduli o bande di contrattura marcatamente più dolenti rispetto alle aree contigue. La loro palpazione può provocare una risposta contrattile locale ed un dolore riferito in zone distanti caratteristiche, di cui è possibile fare una mappatura:
· massetere: guance, denti, zona auricolare
· temporale: zona mascellare superiore, orbita (cefalea periorbitale o temporale)
· pterigoideo laterale: regione pre-auricolare
· sternocleidomastoideo: orbita, nuca, vertice del capo
· trapezio: area temporale e/o angolo della mandibola

I punti grilletto possono avere irritabilità intensa, media o essere “latenti”.
Se la sintomatologia dolorosa è intensa e i punti grilletto molto irritabili, il dolore nell’area bersaglio è presente nella cute, nel sottocute e nello strato muscolare, mentre nei pazienti con sintomatologia più ridotta il dolore può essere confinato allo strato muscolare.
Punti grilletto possono essere provocati da un sovraccarico muscolare sia acuto che cronico, in modo particolare se dovuto a contrazioni eccentriche.
Tale sovraccarico può portare a lesioni a carico delle fibre muscolari con conseguente liberazione di sostanze vasoattive (prostagladine, bradichinina, istamina, ecc.) e quindi la formazione di un edema locale e, conseguentemente, un disturbo della micro-circolazione ed ischemia. Ne seguirebbe una diminuzione dell’ATP ed una contrattura localizzata e persistente.
La stimolazione delle terminazioni nocicettive (rese maggiormente eccitabili dall’ischemia) provocherebbero il dolore locale .
Nel fenomeno del dolore riferito conseguente ai punti, possono essere diversi mecanismi:
· una “proiezione convergente” di nocicettori periferici dai punti grilletto e dalle zone di riferimento del dolore allo stesso neurone del midollo spinale
· una “facilitazione convergente” per la quale stimoli provenienti dalle zone di dolore riferito vengono amplificati a livello del midollo spinale ad opera degli imput provenienti dai punti grilletto
· una “modulazione simpatica” dei nocicettori della regione del dolore riferito, sensibilizzati da incrementi dell’attività simpatica.

Yemm (1976) criticò la patogenesi del dolore da iperattivatà sulla base di reperti clinici che mettevano in luce come la dolorabilità fosse limitata ad alcune porzioni muscolari non necessariamente allineate con le fibre muscolari. Sulla base dei lavori di Awad (1973)(biblio 15), Simons (1975-1976)(biblio 16) e Travell (1960)(biblio 18), Yemm sostenne che in conseguenza di microtraumi all’interno dei muscoli e dei tendini si creerebbero zone di infiammazione che da principio si fondano su fenomeni edemigeni e successivamente, se la situazione iniziale si mantiene, evolvono verso l’organizzazione cronica del processo infiammatorio (miofibrosite). Questo fenomeno flogistico starebbe alla base del sintomo dolore nelle “sindromi miofasciali” (Ciancaglini, Sorini, Giancristofaro, 1985)(biblio 19).
Quale che sia l’origine del dolore nelle sindromi miofasciali cranio mandibolari è importante ricordare che la fenomenologia del dolore in questi casi può assumere connotazioni topografiche assai diverse in rapporto alla sede della lesione primaria, al tipo di irradiazione o al muscolo coinvolto (biblio 20).
 
Fibromialgia primaria (FM) Caratterizzata da un dolore muscolare generalizzato e dalla presenza di punti muscolari dolenti alla palpazione (‘tender points’ TePs)
A differenza dell sindrome miofasciale, si tratta di un disturbo sistemico della cute e dei muscoli il cui inquadramento nosologico è tuttora incerto e che ha acquistato particolare rilevanza negli ultimi anni 
Tale condizione ,che predilige nettamente il sesso femminile tra i 25 e i 50 anni, è caratterizzata da dolore che non ha particolare carattere di specificità e da alterazioni elettroencefalografiche (EEG) del sonno (con onde alfa sovrapposte ad onde delta) che si ritrovano in altre condizioni quali il mioclono notturno, l’apnea periodica prolungata e l’artrite reumatoide.
Numerosi autori sottolineano l’importanza del fattore psicogeno nella eziopatogenesi di questo disturbo:si tratta di pazienti spesso sofferenti di fobia semplice, fobia sociale, disordini generalizzati della personalità, somatizzazioni. Disturbi che erano presenti prima dell’inizio del dolore.
Tali alterazioni sono:
- una abnorme ossigenazione tissutale
- alterazioni della morfologia muscolare
Tra queste ultime in particolare è stata descritte la presenza di ‘ragged fibres’ dovute a proliferazioni ed accumulo mitocondriale come compensazione di una alterazione del metabolismo osidativo e di uno stadio di ipossia del tessuto muscolare.
Gli esami di laboratorio (ematologici) sono tuttavia normali e negativi sono pure riscontri oggettivi di alterazioni istopatologiche.
E’ stata osservata una correlazione di tale condizione con disturbi del sonno (in particolare lo stadio 4 del ‘sonno ristoratore’ con frequenti interruzioni del sonno notturno e senso di sonnolenza e disagio al risveglio), sindromi da affaticamento ( inefficienza a sostenere sforzo aerobico).
 
Sindrome Miofasciale (MFS) e Fibromialgia Primaria (FM) Benché non si possa escludere la coesistenza di queste due condizioni, esse si distinguono per:

Sindrome miofasciale
-eziologia locale(muscolare) riferibile a fattor itraumatici/microtraumatici (stiramento, sovraccarico cronico etc.)
-dolori muscolari localizzati e in genere monolaterali con caratteri topografici e irradiazioni definiti
-sensibili a trattamenti locali e specifici (fisici es perfrigerazione o chimico farmacologici es infiltrazioni anestetiche)
Fibromialgia Primaria
- eziologia probabilmente sistemica e non definita (fattori precipitanti la fatica e disturbi del sonno. stress)
-dolori muscolari generalizzati e simmetrici con caratteri topografici e irradiazioni mal definiti
-sensibili a trattamenti sistemici (terapia farmacologia sistemica s. amitriptilina o triciclici e benzodiazepine) o terapie di supporto psicologiche o cognitivo comportamentali: Può essere di notevole beneficio una fisioterapia non che incrementi la attività fisica aerobica e con tecniche manipolative atraumatiche (massaggi)(biblio 21).
 

 Biofeedback

ARGOMENTO

 

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  Il Biofeedback consiste nel controllo di attività fisiologiche muscolari o circolatorie attuato mediante informazioni visive o acustiche di segnali amplificati relativi alla attività elettrica muscolare o alla temperatura cutanea corporea.Altre forme di biofeedback forniscono informazioni relative ad attività elettrica cerebrale (elettroencefalografia EEG).
Esercizi di rilassamento con tecniche di ‘training autogeno’ e istruzioni alla respirazione diaframmetica che rendano consapevole il paziente delle sue funzioni fisiologiche sono utili e di supporto al biofeedback.
L’impiego di biofeedback con elettromiografia di superficie per i muscoli masseteri etemporalicon strumentazione è stato suggerito anche con apparecchiature portatili quale ausilio nel ridurre attività parafunzionali eil bruxismo.
www.shsu.edu
(Sam Houston University)

www.biof.com







www.bruxcare.com

 Stress

ARGOMENTO

 

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Definizione Per stress si intende generalmente la interazione tra una condizione esterna (eventi stressanti) e la reazione indotta in un individuo (organismo) a livello fisico psichico o somatopsichico. (biblio 22)

Occorre distinguere
- agenti stressanti
- reazione dell’organismo allo stress

www.stress.org
(American Istitute of Stress)
Ruolo dello stress nella preservazione e compromissione dello stato di salute Lo stress sembra in grado di influenzare lo stato di salute.
Si ritiene che una serie di malattie possano essere favorite se non addirittura causateb dallo stress e in particolare:
-disturbi circolatori
-tumori
-disturbi psichici
-disordini immunitari
(infezioni virali come l’herpes simplex sono stati dimostrate in rapporto allo stress nell’animale)
(biblio 23)
Lo stress inteso come stimolo esterno fisico o psichico, se contenuto entro certi limiti può favorire le prestazioni del soggetto (eustress)
 
Classificazione e modelli di stress Lo stress, definito da Selye reazione fisica a influssi esterni e interni è stato classificato da queston autore in base alle cause come
-eventi stressanti fisici (freddo, fame, dolore)
-eventi stressanti psichici (tristezza, insoddisfazione, rabbia)
-eventi stressanti sociali (isolamento, emarginazione, posizione sociale insoddisfacente)

Modello di ‘attivazione generale’.
In base a esperimenti su animale,, lo stress teorizzato come ‘sindrome di adattamento generale’ (‘general adaptation syndrome’)viene da Selye identificato intre fasi come reazioni cronologicamente sequenziali che seguono all’evento stressante:
-1) reazione di allarme Comporta una riduzione dell’efficienza e del rendimento del soggetto
-2) fase di opposizione L’organismo reagisce opponendo alla condizione stressante più slancio ed efficienza
-3)stato di esaurimento Porta a una notevole depressione dell’efficienza fisica (es caduta delle difese immunologiche), a malattia fino alla morte.Si instaura se gli eventi stressanti si susseguono e intensificano per frequenza e intensità.

La risposta di segno positivo o negativo dell’organismo allo stress inteso come stimolo è correlasta all’intensità e durata della richiesta imposta all’organismo e alle sue capacità di adattamento.
Perciò lo stress può essere positivo (eustress) se stimola slancio vitale, efficienza rendimento e negativo (di stress) se rallenta altera o compromette le funzioni dell’organismo (disturbi neurovegetativi, psicomotori, cognitivi e comportamentali)
(biblio 24).
L’effetto dello stress dipende perciò da.
-intensità, durata e frequenza dello stimolo
-capacità di adattamento e risposta dell’organismo

Primariamente coinvolto è il sistema vegetativo (orto e parasimpatico).secondo il seguente modello:
L’evento stressantestimola il sistema ortosimpatico con increzione di adrenalina e CRH (Corticotropic Releasing Factor): Ne consegue uno stato di veglia con ipertono e iperattività muscolare.Le performances muscolari migliorano in quanto il soggetto si prepara alla lotta o alla fuga (fight or flight).
Segye l’attivazione del parasimpatico con increzione di noradrenalina e il soggetto recupera tranquillità.
Se tuttavia interviene un nuovo agente stressante si verifica un nuovo incremento del tono ortosimpatico e la fase di acquietamento (parasimpatico tonica) viene interrotta prima del suo compimento.
Se gli eventi (stress) si susseguono al punto di non lasciare mai al parasimpatico esptelare la sua azione perdura uno stato di eccitazione fino all’esaurimento con incapacità di sostenere a lungo questa situazione (pressione continua) e al sopraggiungere di una sintomatologia psicosomatica.

Modelli di ‘specificità’
Il modello descritto in precedenza non spiega la specificità del coinvolgimento di singoli organi e sistemi (specifici disturbi psicosomatici) Sono state ipotizzati due tipi di specificità individuale e situazionale.
Secondo il concetti di stereotipo di reazione individuale esisterebbe per ogni individuo un modello di risposta psicosomatica specifico determinato geneticamente o acquisito (ognuno possiede il proprio sistema di organi bersaglio)
Secondo invece il concetto di ‘stereotipo di situazione’ specifici stimoli ambientali indurrebbero in tutti gli individui tipi di reazioni uniformi (uguali per tutti) (es. paura, rabbia prevedono specifici patterns di reazione fisiologica).

Modello cognitivo
Si basa sull’ipotesi di una reazione specifica correlata all’esperienza (vissuto personale)
Lazarus ipotizzò che gli eventi stressanti provocassero reazioni specifiche per situazioni e per individuo in rapporto alle conoscenze acquisite (per esperienza vissuta)(teoria di apprendimento socio cognitiva)
Si attuano nell’individuo processi di valutazione di 
- risorse interne
- risorse esterne

Il soggetto giudica le esigenze situazionali e la propria capacità.
Concetto di
- benessere personale (valutazione primaria)
- idoneità a superare difficoltà (valutazione secondaria)

Secondo Holmes e Rahe
(biblio 25) il continuo riproporsi di avversità giornaliere (daily hassles) contrapposti alle gioie quotidiane (daily uplifts) induce reazioni analoghe a grandi eventi decisivi per la vita (life events).
Questi autori propongono perciò un ‘life change unit’.o indice di effetti sulla salute per i grandi eventi che cambiano la vita.
 
Organi bersaglio e risposte psicoendocrino- immunologiche. Sistema nervoso simpatico, sistema endocrino e sistema immunitario interagiscono in risposta all’agente stressante con una serie di processi adattativi miranti a ristabilire l’omeostasi (equilibrio/compenso preesistente).
Tale risposta sarebbe mediata da due sistemi
- il sistema CRH (asse ipotalamo ipofisi surrene)
- il sistema locus ceruleus-noradrenalina (LC - NA)
 
Parafunzioni e stress  Rugh e Solberg (biblio 26) hanno dimostrato che eventi stressanti quotidiani (viaggi in autostrada, incontri con superiori, litigi con partner o figli) sono accompagnati da un aumento delle attività parafunzionali (serramento e digrignamento dei denti)per riscontro di un aumento dei potenziali elettromiografici rilevato con elettrodi di superficie ed elletromiografi portatili)
Tale attività è significativamente maggiore in soggetti con atropatie temporo mandibolari m,entre non avviene in soggetti con doloro lombari
(biblio 27).
Jones ha inoltre dimostrato che in donne affette da artropatia temporo mandibolare la risposta degli ormoni steroidei allo stress indoto sperimentalmente è maggiore.
(biblio 28).
Sembra perciò confermata la correlazione tra stress e artropatie temporo mandibolari.
Sembra inoltre che terapie rivolte ala riduzione (controllo) dello stress (tecniche di rilassamento) comportino benefici significativi nella sintomatologia temporo mandibolare.
 

  Considerazioni psicologiche

ARGOMENTO

 

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  Studi sul profilo psicologico (personalità) dei soggetti con artropatie temporomandibolari e dolori correlati al bruxismo indicano che tali soggetti sarebbero tendenzialmente incapaci di sfogare la propria aggressività.
Nessun profilo personologico specifico può essere tuttavia correlato alla artropatia temporo mandibolare.
Il trattamento psicologico, salvo casi con disordini neuropsichici .va perciò inteso come supporto e ausilio nei casi in cui la sintomatologia algica o dismorfico disfunzionale può avere indotto secondariamente nevrosi di tipo reattivo.
 

Disordini del sonno (sleep disorders)

ARGOMENTO

 

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Disturbi del sonno possono accompagnarsi a bruxismo cosiddetto ‘notturno’. I disturbi del sonno sono molteplici (LINK INTERNET SLEEP DISOREDERS NIH:::).
Tra i disturbi del sonno più comuni vanno ricordate le apnee episodiche che si accompagnano se in forma grave a modificazioni di parametri fisiologici talvolta anche minacciose per la salute (caduta delle pressione parziale di ossigeno e incremento del tasso di anidride carbonica)
Tali episodi possono anche presentarsi con frequenza di20 o 30 per ora di sonno determinando
- cefaee al risveglio
- senso di stanchezza
- aritmie
- ipertensione
- disturbi cardiovascolari

Nei casi di apnea notturna lieve l’applicazione di placche occlusali si è dimostrata di ausilio per anteriorizzare la mandibola e liberare le vie aeree superiori
www.nhlbi.nih.gov
(National Istitute of Health)









about.com
  

 Yoga

ARGOMENTO

 

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(Immagine tratta da www.yogagreg.it)Tra le discipline capaci di attuare il controllo delle attività psicofisiche vanno ricordate le pratiche yoga. Alla luce dell'esperienza personale del prof. Ciancaglini, basata su alcune migliaia di casi clinici sottoposti a elettromiografia di superficie, va segnalato il costante riscontro dell'attitudine di chi pratica lo yoga di esercitare un controllo delle funzioni fisiologiche e in particolare del rilassamento muscolare di notevole efficacia. La complessità e l'importanza della materia yoga ed i presupposti teoretici che ne stanno alla base escludono la possibilità di una sua trattazione da persona non esperta e si rimanda perciò alla consultazione delle fonti accreditate.

www.geocities.com







kundaliniyoga.org
(yoga on-line)

 



 


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