| Definizione di occlusione e
malocclusione
Per occlusione s'intende
generalmente un contatto, che si realizza con qualunque modalità, tra denti o
arcate antagoniste. Ciò presuppone una relazione spaziale fra i due
mascellari che viene definita relazione cranio-mandibolare in
occlusione.
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Occlusione normale in visione
frontale. Circa due millimetri il sopramorso (overbite) dei superiori
sugli inferiori. Circa due millimetri il sopragetto (overjet) dei
superiori sugli inferiori (a sinistra). Simmetria di una occlusione
normale (al centro).Classe prima dentale a livello canino e molare (gli
inferiori sopravanzano mesialmente i superiori di mezzo dente)(a
destra). |
In base a questa definizione, si
potrebbe dire che la presenza dei denti nelle arcate mascellari non è condizione
sempre necessaria per definire un'occlusione. Ai fini clinici ed
operativi, è importante capire se la relazione spaziale tra le arcate con una
serie di denti naturali (occlusione centrica naturale), soggiace alle stesse
regole di un'occlusione protesica parziale o totale (occlusione centrica
riabilitativa) (biblio
1). L'approccio clinico della fisiopatologia
dell'occlusione si differenzia se si interviene su arcate naturali o
pre-protesizzate. Per il ripristino di uno schema di occlusione diverso
dall'esistente, l'approccio clinico può avvenire mediante l'ortodonzia il cui
obiettivo principe è la mobilità dei denti o la correzione ortopedica delle
arcate in un contesto di dentatura naturale, mediante protesi il cui fine
restaurativo è la modificazione morfofunzionale del singolo dente o dell'intera
arcata senza che i denti subiscano spostamenti.
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quadri di malocclusione tipo (open
bite) morso aperto (a sinistra) e (overjet) sopragetto aumentato in
seconda classe-seconda divisione (a
destra) |
Ortodontisti e pedodontisti
analizzando l'assetto delle arcate dentarie, classificano l'occlusione naturale
del soggetto in esame in accordo con modelli e classi antropometriche
preordinate (biblio
2). Per l'ortodontista le situazioni cliniche
occlusali devianti dalla "norma" e non conformi ai modelli "ideali", denominate
malocclusioni, sono da considerare patologiche e perciò da correggere
terapeuticamente, mentre sono ortognatiche (eugnatiche) quelle che rispondono ai
canoni di normalità ortognatodontici sono cioè all'interno di valori standard di
deviazione.
http://www.aaortho.org/ http://www.bracesinfo.com/glossary.html L'ortodontista
tende a porsi nei confronti dell'occlusione con una sorta di pregiudizio
clinico, e cioè a interpretare "patologica" quella "deviante" dal normale,
mentre il protesista si attiene ad analoghe regole meccanico geometriche che non
sono necessariamente sovrapponibili a quelle
ortodontiche. Secondo entrambe queste vedute
però, affette da un pregiudizio culturale privo di un fondamento clinico, un
morfotipo di occlusione non conforme ai modelli dominanti (dismorfismo), avrebbe
necessariamente un corrispettivo disfunzionale, cioè tali tipologie di
occlusione dovrebbero esprimere valori di funzione non conformi alla
norma. Tuttavia, se i valori di funzione rientrano
nell'attività fisiologica, non è legittimo attribuire la definizione di
"patologico" a un contesto biologico sulla base del solo riscontro
anatomico. Generalmente l'occlusione, al di là della sua definizione,
viene classificata in modo differente a seconda del tipo di professionista che
si confronta con il problema e questo dimostra quanto sia controverso e
dibattuto l'argomento.
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