| Devoluzione
dell'occlusione
L'involuzione, ovvero la
«devoluzione» dell'apparato gnatico avviene negli ultimi due milioni di anni,
periodo che è caratterizzato dalla comparsa del genere Homo Erectus fino
all'uomo attuale, cioè l' Homo Sapiens. In questo lasso di tempo la
specificità, il significato evolutivo del rostrum e dell'apparato gnatico ad
esso correlato vanno riducendosi fino ad annullarsi. Si
possono delineare quattro stadi evoluzionistici (biblio 4, 5): 1) L'assunzione
della postura eretta e la contrazione dello splancnocranio portano alla
perdita della funzione prensile, offensiva e difensiva dei denti. L'attività
socio-comunicativa, caratterizzata dall'evoluzione e traslazione della laringe,
delinea lo sviluppo funzionale (E.L. Du Brul, 1974) (biblio
6) e la specializzazione del giunto
temporo-mandibolare (J.W. Osborn, 1987).
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Teoria Tritubercolare della
evoluzione delle cuspidi dal rettile al mammifero superiore secondo Osborn
(a sinistra). Vestigia della anatomia tritubercolare sulle superfici
occlusali del molare dell’uomo (a destra).
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2) Il passaggio dalla vita nomade di
cacciatore-raccoglitore a quella stanziale di agricoltore-allevatore
(capacità di elaborare i cibi). Gli individui che vissero quindici,
diecimila anni fa, presentavano all'età di vent'anni fenomeni di abrasione
dei denti che progredivano con il passare del tempo; in particolare i
nomadi presentano maggior usura a livello degli anteriori, mentre gli
stanziali sui molari. La differenziazione genetico-razziale
imprime caratteri morfologici specifici ai denti, alle arcate e fra gruppi
geograficamente distinti (D.H. Goose, 1963).
3) La nascita delle
comunità o agglomerati urbani con conseguente promiscuità genetica e
variabilità occlusali. Tale periodo caratterizzato dalle prime forme di
stratificazione sociale consente alle classi più abbienti e privilegiate
di consumare cibi raffinati e di possedere caratteristiche di occlusione
aberranti rispetto all'occlusione naturale in quanto risparmiate dal
processo fisiologico dell'abrasione. Pertanto si mantiene ancora un certo
grado di usura dentale, ma si differenziano tipi di occlusione naturale in
base ad abitudini alimentari (R.S. Corruccini et al, 1990)(biblio
7).
http://www.geocities.com/Athens/Acropolis/5579/TA.html |
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| Dryopitecus
pattern: programmazione genetico razziale della anatomia dei solchi
di sviluppo nei molari inferiori (modello a X e a
Y). | |
4) L'acquisizione delle
abitudini di vita occidentali tipiche degli ultimi trecento anni e
caratterizzate allo sviluppo di una civiltà occidentale
industrializzata. Questa fase che comprende anche il periodo attuale
prevede un'accentuazione dei processi iniziati nel periodo precedente. Infatti,
ci si avvia verso la perdita del fenomeno dell'usura e abrasione delle superfici
occlusali, c'è un incremento della variabilità occlusale a causa del
cosmopolitismo ed infine l'introduzione di un tipo di dieta (additivi
edulcoranti)che aumenta il numero di malattie a carico dei denti: carie e
patologia parodontale. L'acquisizione di
diete di tipo civilizzato occidentale porta da una parte alla totale perdita
delle caratteristiche naturali dell'occlusione (D.C.Berry,1975), aumenta il
grado di usura dentale la cui presenza è giustificata da parafunzioni e
bruxismo. La grande diffusione dei problemi
occlusali nella civiltà industrializzata è dovuta a quattro fattori
essenziali: 1) il cosmopolitismo che ha portato un sensibile
incremento delle malocclusioni e della variabilità occlusale per la diversità
genetica tra i gruppi di popolazione che si incontrano (G.S. Phipps,
1988). 2) l'aumento della patologia dento-parodontale
(Osborn ,1987)(biblio
8) come per esempio la carie, porta ad un ulteriore contributo
all'incidenza delle malocclusioni, per perdita precoce degli elementi
permanenti. 3) una vita stressante porta spesso
l'individuo ad assumere abitudini viziate a livello orale. Molti soggetti
soffrono di onicofagia e di parafunzioni che si esplicano con modalità
asimmetrica. Si generano usure dentali asimmetriche con coinvolgimento della
muscolatura e della cute facciale con ripercussione sull'inclinazione dei piani
occlusali. 4) la continua e naturale estrusione
dento-alveolare non è più così efficacemente bilanciata dal fenomeno
abrasione-usura a causa del consumo di cibi raffinati, determinando perciò negli
anziani dei valori di crescita dento-facciali aumentati (aumento della
dimensione verticale) (Ainamo, 1968). Le argomentazioni
sull'antropologia e la filogenesi forniscono molti elementi per capire come la
dentatura dell'uomo attuale sia il risultato di fenomeni evolutivi che l'hanno
specializzata morfologicamente in relazione alle esigenze funzionali e
metaboliche del soggetto. In seguito all'avvento della civilizzazione
la specificità acquisita si è deteriorata. Non si può dire
perciò che la dentatura dell'uomo moderno sia l'espressione di una situazione
naturale, in quanto se fosse tale si potrebbero osservare ampie abrasioni
dentali. Attualmente invece le abrasioni appaiono ridotte a causa dei nuovi
stili di vita e abitudini alimentari. Contemporaneamente, ci
si può rendere conto che l'architettura del dente non ha più quel significato di
organo essenziale nell'ambito dell'evoluzione della specie. In termini
riabilitativi non si può ritenere che l'apparato stomatognatico sia il migliore
di cui egli potrebbe disporre sotto il profilo delle potenziali «performances»
funzionali. Non si esclude che una minor specificità anatomica possa
creare molti meno problemi; tuttavia questa ipotesi non è stata ancora
convalidata. Quando si va a ricostruire un modello anatomico
completo, è necessario introdurre regole biomeccaniche ispirate ad un criterio
di efficienza ed atraumaticità, cioè tali che l'apparato gnatico sia preservato
dal trauma occlusale a livello dentale, parodontale e artromuscolare.
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