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Autore: Riccardo Ciancaglini

Professore Ordinario di Malattie Odontostomatologiche - Cattedra di Gnatologia Clinica, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biomediche
Sezione L.I.T.A. - Laboratorio Interdisciplinare di Tecnologie Avanzate - Universita' degli Studi di Milano
 C.so Buenos Aires 18 - 20124 - Milano   Tel  +39 - 02 29409453   Fax +39 - 02 2043465    E-mail
studio@ciancaglini.it


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Occlusione naturale


 

Occlusione naturale (modelli antropologici in popolazioni indenni).
 Per studiare il modello di occlusione e anatomia dentale naturali, alcuni antropologi hanno effettuato indagini (oltre 700 studi) su gruppi di aborigeni Australiani che vivevano in condizioni primitive (escluse dalla civilizzazione) e che perciò potevano essere assunti come modelli di riferimento di anatomia dentale e occlusione naturali (indenni da patologie) (Beyron, 1964)(
biblio 9).
 
  Anche se il numero di soggetti preso in esame rappresenta un campione ridotto numericamente, esso è il solo dato attendibile epidemiologicamente disponibile.
  Quando si studia l'occlusione sotto un profilo fisiologico esiste la difficoltà di selezionare un gruppo adeguato di individui con occlusione indenne da ricostruzioni e dotato di un numero di elementi dentali integri.
 
Aborigeni Australiani oggetto dello studio di Henry Beyron

 
 Lo scopo dell'indagine di H. Beyron fu quello di ottenere informazioni su alcuni aspetti dell'occlusione e delle funzioni gnatiche (mandibolari)  e in particolare:

  a) forma anatomica e grandezza delle arcate dentarie  per lo studio dell'occlusione e delle funzioni mandibolari 
 
b) posizione intercuspidale e sue relazioni con la posizione retrusa della mandibola
 
c) contatti occlusali in diverse posizioni funzionali mandibolari
 
d) movimenti mandibolari, (forma e grandezza del ciclo masticatorio) ed estensione dei contatti occlusali durante la masticazione
 

 Il campione di soggetti esaminati da Beyron (1964), era costituito da maschi e femmine, divisi in tre gruppi di età (adolescenti, adulti e anziani).
 Da una valutazione iniziale, si riscontrò una scarsa presenza di lesioni cariose, un'aspetto gengivale caratterizzato da pigmentazione normale e lieve ipertrofia rispetto allo standard europeo.
 I valori di profondità di sondaggio erano nella norma (anche nei soggetti anziani), vi era assenza di mobilità dentale e buone condizioni di igiene orale.
 
 Dopo l'esame clinico orale generale, si eseguirono registrazioni occlusali per ogni singolo soggetto e sui rispettivi modelli dentali montati in articolatori individuali regolabili.
 Dall'esame anatomico dei denti e delle arcate dentarie emerge che sia le dimensioni mesio-distali degli incisivi inferiori e superiori, sia la larghezza e la lunghezza delle arcate dentarie sono maggiori negli aborigeni rispetto alla media europea (Barrett, Brown & Mc Donald, 1963)
(biblio 10).
 
 Facendo eccezione per alcuni soggetti di sesso maschile, sottoposti ad avulsione dentale cerimoniale, quasi tutti i soggetti esaminati avevano arcate dentarie complete, con l'arcata superiore più larga e più lunga dell'arcata inferiore. 
 
 La maggior parte dei soggetti aveva overbite ed overjet incisivo con valori che diminuivano progressivamente con l'avanzare nell'età, probabilmente a causa dell'abrasione (Lundström, 1948).
 Le arcate dentarie erano regolari, indicando crescita e sviluppo armoniosi delle strutture dento-facciali (Björk, 1962).
 
 Dalla comparazione dei risultati dei tre gruppi presi in esame emergeva che il perimetro dell'arcata dentaria andava incontro ad un accorciamento con l'avanzare dell'età, a causa dell'abrasione occlusale e interprossimale.
 
 Di conseguenza, anche nell'età adulta, le arcate dentarie di questi individui andavano incontro a continue modificazioni.
 Anche questi processi erano armoniosi; l'abrasione di una parte dell'arcate dentarie era sorprendentemente simile all'abrasione della parte opposta come angolazione e direzione della curvatura dei piani di attrito.
 
 L'abrasione occlusale ed interprossimale era dovuta quasi sicuramente alla masticazione energica e alla presenza di particelle abrasive nel cibo.
 È improbabile che l'abrasione sia stata causata da attività parafunzionali, data la sua simmetria.
All'interno di ogni gruppo, i contatti dentali interprossimali erano mantenuti a prescindere dal grado di abrasione.
 
 I dati ricavati da questo studio erano adatti per l'indagine dei movimenti mandibolari e delle relazioni occlusali grazie alla consistente regolarità e simmetria delle arcate dentarie, alla loro integrità, al mantenimento dei contatti interprossimali (anche nei soggetti anziani con notevole abrasione degli elementi dentali).
 
Nella posizione più retrusa della mandibola il raggiungimento della massima intercuspidazione rappresenta una condizione ideale.
  Il movimento di chiusura in massima intercuspidazione  (occlusione abituale) si può produrre senza deviazione.
 Modelli in gesso di arcate dentarie di soggetti di differenti età: il grado di usura è notevole.

 Questo è segno che la funzione muscolare nella chiusura automatica è in armonia con la posizione esistente di massima intercuspidazione.
 Negli studi effettuati di Björk (1947), Heath (1947), Posselt (1952)
(biblio 11) e Donovan (1953) in soggetti giovani con occlusione normale si è dimostrato che la mandibola può assumere una posizione più retrusa rispetto a quella in massima intercuspidazione, probabilmente per l'estensione dei legamenti (Posselt, 1952) (biblio 11).
 
 La posizione centrica retrusa si trova esercitando una leggera pressione sul mento durante il movimento ritmico di chiusura e apertura della mandibola,seguendo l'asse cerniera terminale. La posizione di contatto interdentale ottenuta dopo la chiusura in relazione centrica, è la posizione di retrusione.
 
 Solo nel 10% dei soggetti dello studio di Beyron (1964),
(biblio 9) la posizione di massima intercuspidazione coincideva con la posizione di retrusione. La distanza media tra le due posizioni era poco più di 1 mm.
 Questo risultato è in accordo con i valori riportati in altri studi effettuati su individui che si riteneva avessero un'occlusione eccellente (Björk, 1947; Heath, 1947; Posselt, 1952; Donovan, 1953) (biblio 11).
 
 È da notare che la distanza media tra la massima intercuspidazione e la posizione retrusa della mandibola non si differenziava molto tra i gruppi di età esaminati, nonostante si supponesse una grave discrepanza nel gruppo degli anziani, dovuta all'abrasione e allo scivolamento in avanti della mandibola.
 
 
Contatti occlusali in posizioni funzionali specifiche della mandibola

Schemi di relazioni occlusali in disclusione (protrusione e lateralità) si nota una funzione di gruppo.

 

 Una manifestazione dello stato funzionale dell'apparato dentale è il numero e la localizzazione dei contatti occlusali fra denti antagonisti nelle diverse posizioni funzionali mandibolari.
 
Contatti occlusali in occlusione centrica
 L'esame delle relazioni occlusali dei denti anteriori mostra che nella massima intercuspidazione esiste uno spazio minuscolo tra gli incisivi inferiori e superiori nella maggior parte dei soggetti; in molti dei soggetti giovani c'era uno spazio anche tra i canini (Beyron, 1964)
(biblio 9).
 
 Ciò è confermato anche nelle ricerche precedenti (Brenner, 1943;Thielemann, 1956; Dierkes, 1957). Questo tipo di rapporto non è contemplato nel concetto teorico di occlusione naturale o ideale, in base al quale si verificano contatti simultanei su tutti i denti inferiori e superiori (Friel, 1927; Stuart, 1964; Beyron, 1969; Ash & Ramfjord, 1982)
(biblio 12,13,14,15).

Contatti occlusali sul lato lavorante
 A livello degli elementi dentari del lato lavorante, sono stati registrati in ogni soggetto aborigeno numerosi contatti occlusali (Beyron, 1964)
(biblio 9). Sia i premolari che i molari, partecipavano alla guida di gruppo. Spesso, partecipavano anche i denti anteriori, soprattutto i canini (meno frequente anche un incisivo).
 Questa funzione di gruppo è stata considerata da Goldmann (1960) come una caratteristica di una occlusione funzionale.
 
 Negli aborigeni, il numero medio di denti in contatto sul lato lavorante aumentava con l'età, probabilmente a causa dell'abrasione.
 Negli studi effettuati su soggetti Europei sono stati registrati contatti solo su pochi denti del lato lavorante. In questi ultimi infatti, per la presenza di una guida canina ripida, i denti dei settori latero-posteriori discludono (Hildebrand, 1931; Salzman, 1957).
 
 Da tutto ciò emerge che le posizioni di lateralità sono posizioni funzionali estremamente importanti.
 

Contatti occlusali sul lato di non lavoro o bilanciante
Una caratteristica degli aborigeni Australiani era l'assenza di contatti occlusali sul lato bilanciante (Beyron, 1964)
(biblio 9).
 Il concetto di occlusione bilateralmente bilanciata di Mc Collum, prescrive invece contatti uguali bilaterali nei movimenti di lateralità della mandibola.

 
Contatti occlusali nella protrusione
Nel movimento di protrusione della mandibola, partecipavano un numero variabile di denti anteriori (raramente anche i premolari). Nel maggior numero di soggetti vi erano contatti su un gruppo di due-quattro denti anteriori.
 Nei soggetti più anziani, aumentava la frequenza di contatti fino a cinque o più denti.
Dall'esame del movimento di protrusione della mandibola emerge che questo movimento è realizzato da una guida di gruppo (funzione di gruppo), una caratteristica dei soggetti aborigeni (Beyron, 1964)
(biblio 9).

Tipologia di contatti occlusali nell'occlusione naturale
Lo stato funzionale della dentatura si può esprimere anche utilizzando il numero e la localizzazione dei denti in contatto nelle diverse posizioni funzionali della mandibola.
 È importante conoscere in modo dettagliato la distribuzione dei contatti occlusali, per la valutazione dei movimenti masticatori.
 
 Nei soggetti aborigeni studiati da Beyron (1964)
(biblio 9) la presenza dei contatti occlusali è stata determinata usando strisce di celluloide con uno spessore da 0,03 mm. interposte tra i denti antagonisti.
 I risultati sono stati riportati nelle seguenti tabelle per ogni tipo di posizione funzionale mandibolare.

Cinematica mandibolare durante la funzione occluso masticatoria misurata dal punto interincisivo inferiore.


 
 


 


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