| | Malocclusione: definizione e
classificazione
L'Occlusione "deviante"
dalla norma. Generalmente un'occlusione "deviante" dalla norma nella quale,
ad esempio, non sia presente un sopramorso in senso verticale ed orizzontale nei
limiti della norma (0-2 mm) o un morso incrociato (cross-bite), comporta un
efficace adattamento del sistema masticatorio senza la comparsa di alcuna
patologia.
Tale occlusione, anche se espressione di tipologie estreme di
variabilità occlusale (malocclusioni), si può definire deviante dalla norma e
contiene dei fattori di rischio di trauma rispetto ad una situazione normale, ma
non si può considerare pregiudizialmente patologica.
Si considera
"deviante" quell'occlusione che è espressione di una variabilità occlusale e che
non è conforme al modello ideale. Tale
occlusione può avere sviluppato un proprio equilibrio mantenuto dalla presenza
di invariate richieste funzionali per tutta la vita del soggetto, soprattutto se
lo schema di movimento avviene in un ambito dinamicamente ben strutturato e con
esigenze minimali o comunque non eccezionali. Ciò può valere anche per condizioni apparentemente abnormi da un
punto di vista morfostrutturale.
Il caso clinico qui sotto
illustrato riguarda un soggetto di circa vent'anni con un forceps-bite, ovvero
una vestibolarizzazione dei settimi (secondi molari).
Durante gli spostamenti a destra e
a sinistra i molari solo dal lato bilanciante (opposto al lato di movimento),
sono gli unici denti ad entrare in contatto e ciò avviene secondo i principi più
rigidi della gnatologia.
Questo sarebbe il modello di disclusione più
traumatico che possa essere ipotizzato, ritenuto capace di sovvertire l'apparato
legamentoso dento-parodontale e indurre patologia
temporo-mandibolare. In realtà, dopo
vent'anni di funzione, si può notare ancora la presenza di un parodonto del
tutto integro senza la minima perdita di quantità di osso alveolare, la mancanza
di usura sulle superfici dentali o la comparsa di algie
artro-muscolari. Ciò dimostra come sia
possibile anche per un'occlusione aberrante trovare un compenso, dipendente da
fattori intrinseci, non misurabili e difficilmente prevedibili per ogni
individuo.
E' indispensabile che il professionista, dopo aver
individuato i fattori potenziali di rischio e aver fatto diagnosi di occlusione
"deviante" rispetto alle regole antropologiche prevalenti dell'uomo occidentale,
informi e chiarisca al paziente la situazione clinica di cui è portatore.
C'è qualcosa che spiega come mai
occlusioni così devianti dalla norma possano funzionare assai bene: il concetto
di naturalità di occlusione racchiude in sé quello di metaocclusione, ovvero di
compenso e di adattamento che si instaura tra tutti gli elementi del sistema
masticatorio con il divenire del tempo, grazie ad una capacità adattativa
plastica dei mascellari, dei denti, del parodonto, del sistema artro-muscolare
(biblio 2).
Classificazione e
prevalenza delle malocclusioni
Classi dento-scheletriche -
Classificazione di Angle. Durante il secolo scorso, sono stati proposti
diversi sistemi di classificazione che descrivono le malformazioni ortodontiche
tenendo in maggior considerazione il rapporto di occlusione tra le arcate
dentarie, pur non trascurando il rapporto tra i due mascellari. Senza dubbio, il sistema più noto ed il più
accreditato è stato quello ideato da E. Angle nel 1899.
Angle
utilizza la relazione dei molari inferiori con i molari superiori dei sei anni e
dei canini inferiori con i canini superiori per determinare la classe di
malocclusione. http://www.aaortho.org/links.html http://vjco.it/ http://aapd.org/
La definizione delle varie classi viene
espressa come segue:
Classe I - Interessa tutti i casi di malocclusione in cui
il corpo della mandibola e la dentatura su di essa innestata sono in corretta
relazione mesio-distale con l'arcata superiore e il mascellare superiore. Una
relazione molare di classe I è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare
del molare dei sei anni superiore che occlude sul solco di sviluppo vestibolare
del molare dei sei anni inferiore, mentre il canino superiore occlude
distalmente rispetto al canino inferiore, nello spazio fra canino e primo
premolare inferiore.
Classe II, divisione 1 - Si
caratterizza perché il corpo mandibolare e la dentatura relativa sono in
relazione distale rispetto alla dentatura e al mascellare superiore e gli
incisivi superiori sono solitamente con una pro-inclinazione più o meno
accentuata. La relazione dei molari
dei sei anni e dei canini superiori, rispetto ai corrispondenti molari del
mascellare inferiore, è tale che la cuspide disto-buccale del molare dei sei
anni superiore occlude nel solco di sviluppo vestibolare del molare dei sei anni
inferiore ed il canino superiore occlude mesialmente rispetto al canino
inferiore. Oltre all'inclinazione
assiale-labiale degli incisivi superiori (over-jet), si possono sovrapporre a
questa classe, come pure alle altre classi che devono essere trattate, varie
anomalie nell'allineamento individuale dei denti quali l'affollamento.
Classe II, divisione
2 - È una malocclusione in cui il corpo mandibolare la sua dentatura si
trovano pure in posizione distale rispetto al mascellare superiore e
l'occlusione molare e canina è identica al tipo di classe II, divisione 1. Però
gli incisivi centrali superiori nella divisione 2 sono usualmente in una
inclinazione assiale verticale o linguale (retro-inclinazione), in contrasto con
l'inclinazione labiale dell'incisivo centrale riscontrata nella malocclusione di
classe II, divisione1.
Classe III - Comprende
quelle malocclusioni in cui il corpo mandibolaree l'arcata dentale ad essa
sovrapposta sono in relazione mesiale rispetto all'arcata e al mascellare
superiore. Il molare dei sei anni superiore, quindi, occlude distalmente
rispetto almolare dei sei anni inferiore, mentre il canino superiore è in una
esagerata relazione distale con il canino inferiore. Di conseguenza gli
incisivi inferiori si trovano in avanti rispetto ai superiori e il paziente nei
casi più pronunciati non è in grado, nella sua più retrusa posizione mandibolare
spontanea, di toccare gli incisivi inferiori con quelli superiori. Altra caratteristica della malocclusione di classe
III è la mandibola prognatica: il mento è posizionato più medialmente di quello
che si riscontra in un modello scheletrico facciale normale.
La malocclusione "cosiddetta" di
pseudo III classe è quella in cui, sebbene gli incisivi inferiori siano
in avanti rispetto a quelli superiori, quando essi si trovano in occlusione
centrica (mordendo in una posizione di massima intercuspidazione occlusale), il
paziente è in grado di spostare la mandibola indietro senza sforzo, in modo che
gli incisivi inferiori possano toccare gli incisivi superiori in rapporto testa
a testa. Questa forma è pertanto più
attenuata e più facilmente suscettibile di trattamento ortodontico della
malocclusione di classe III, che richiede spesso la correzione
chirurgica. In questi casi, cioè alla
inversione dentale nei settori frontali, non corrisponde un rapporto osseo
basale di classe III.
La
classificazione di Angle ha il vantaggio della semplicità e permette
un'orientamento più rapido nell'attività pratica; ha però lo svantaggio che
promuove un solo criterio morfologico; la posizione dei primi molari permanenti
che può essere variabile, risultando così un diagnostico incompleto che non
riflette la complessità del meccanismo eziopatogenetico. La classificazione di Angle ha suscitato
l'elaborazione di nuove classificazioni e qualche quadro clinico si ritrova
nelle classificazioni di altre scuole (tedesca: Reichenback, 1971; francese:
Izard, 1950; Chateau, 1975)(biblio 26).
Prevalenza delle malocclusioni
L'elevata incidenza della malocclusione negli Stati Uniti è
confermata da uno studio condotto da Ast su più di 1400 ragazzi di New York, in
età compresa fra i 15 ed i 18 anni, che ha rilevato che meno del 5% presentava
una normale occlusione. cbs.vwh.net Secondo la scuola di Toronto i soggetti privi di malocclusione sarebbero,
a 12 anni, circa l' 11% (Burlington Orthodontic Research Project - University of
Toronto, Faculty of Dentistry, Report #3, 1957)(biblio
27,28).
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Prevalenza delle
malocclusioni nella città di Milano. In rosso zona 16, in blu zona 1.
Pignanelli e coll. 1979 |
Bjork e coll.
1964 |
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